Tarocchi e sincronicità

Pubblicato il 7 ottobre 2026 alle ore 05:41

Tarocchi e sincronicità: cosa intendeva Carl Gustav Jung?

Quando si parla di Tarocchi, prima o poi compare una domanda affascinante: perché proprio quella carta è uscita in quel preciso momento?

Mescoliamo un mazzo composto da decine di carte, ne estraiamo una e, sorprendentemente, l'immagine sembra parlare esattamente della situazione che stiamo vivendo.

È soltanto una coincidenza?

È il caso?

Oppure possiamo attribuire un significato personale a quell'incontro?

Per affrontare questa domanda è interessante avvicinarsi al concetto di sincronicità elaborato dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung.

Che cos'è la sincronicità?

La sincronicità, nel pensiero junghiano, riguarda quelle coincidenze che vengono percepite come significative, pur non essendo necessariamente collegate attraverso un normale rapporto di causa ed effetto.

Facciamo un esempio molto semplice.

Sto attraversando un periodo nel quale sento fortemente il bisogno di isolarmi, riflettere e capire quale direzione dare alla mia vita.

Prendo il mazzo dei Tarocchi, mescolo ed estraggo una carta.

Esce l'Eremita.

L'Eremita non ha causato la mia situazione personale e la mia situazione non ha materialmente costretto quella carta a uscire dal mazzo.

Eppure tra il mio stato interiore e l'immagine estratta posso percepire una corrispondenza simbolica molto forte.

È proprio questa esperienza di coincidenza significativa che rende interessante il concetto di sincronicità.

Sincronicità non significa necessariamente predire il futuro

Qui bisogna fare una distinzione fondamentale.

Parlare di sincronicità non significa automaticamente affermare che i Tarocchi possano predire ciò che accadrà domani.

Sono due questioni differenti.

Se estraggo la Torre, non sono obbligato a pensare:

«Sta per succedere una disgrazia.»

Potrei invece chiedermi:

«Dove percepisco instabilità nella mia vita?»

Oppure:

«Quale struttura interiore avrebbe bisogno di essere messa in discussione?»

La carta diventa così uno stimolo simbolico per osservare il presente anziché una sentenza sul futuro.

Ed è proprio questo approccio che considero particolarmente utile quando lavoriamo con i Tarocchi per la crescita personale.

Il significato nasce anche dall'osservatore

Prendiamo una carta come la Luna.

Una persona potrebbe guardarla e pensare immediatamente alla paura.

Un'altra potrebbe associarla all'intuizione.

Un'altra ancora ai sogni, all'inconscio, alla femminilità, alla notte o al mistero.

L'immagine è la stessa.

Ma ciò che l'immagine risveglia cambia.

Questo ci ricorda qualcosa di fondamentale: quando osserviamo un simbolo, non stiamo semplicemente leggendo qualcosa che si trova davanti a noi.

Stiamo anche incontrando noi stessi.

Il simbolo funziona come uno specchio sul quale proiettiamo ricordi, esperienze, desideri, paure e associazioni.

Una carta al momento giusto

Chi utilizza frequentemente i Tarocchi avrà probabilmente sperimentato almeno una volta qualcosa del genere.

Pensiamo intensamente a un problema.

Mescoliamo.

Estraiamo una carta.

E rimaniamo sorpresi.

«Proprio questa!»

Quell'esperienza può essere molto potente.

Non abbiamo necessariamente bisogno di stabilire immediatamente se dietro vi sia una forza soprannaturale.

Possiamo fermarci prima.

La domanda più interessante potrebbe essere:

Perché questa carta mi sembra così significativa proprio adesso?

Supponiamo che esca la Morte mentre stiamo cercando di chiudere definitivamente una fase della nostra vita.

Potremmo rimanere impressionati dalla coincidenza.

Ma invece di trasformarla in una previsione, possiamo utilizzarla come occasione di meditazione:

Che cosa deve simbolicamente morire nella mia vita affinché possa nascere qualcosa di nuovo?

La carta ha già svolto una funzione importante: ci ha costretti a formulare una domanda che forse stavamo evitando.

Il caso può essere utile?

Possiamo spingerci ancora oltre.

Supponiamo persino di considerare l'estrazione di una carta completamente casuale.

Questo renderebbe inutile il Tarocco?

Non necessariamente.

Anche una carta scelta casualmente può obbligarci a osservare il nostro problema da una prospettiva diversa.

Immaginiamo di domandarci:

«Su quale aspetto di me dovrei riflettere oggi?»

Estraggo il Diavolo.

Non devo pensare che qualche forza invisibile mi abbia condannato a quella carta.

Posso semplicemente utilizzarla per interrogarmi:

Quali sono le mie dipendenze?

A cosa sono eccessivamente attaccato?

Quanto sono libero dalle mie passioni?

Esiste qualcosa che desidero così intensamente da esserne diventato schiavo?

Da un'immagine casuale possono nascere domande tutt'altro che casuali.

Non trasformiamo la sincronicità in superstizione

Questo punto è particolarmente importante.

Il concetto di sincronicità non dovrebbe diventare una scusa per vedere messaggi occulti dappertutto.

Se iniziamo a interpretare ogni numero, ogni carta, ogni parola ascoltata casualmente e ogni piccolo evento quotidiano come un messaggio indirizzato personalmente a noi, rischiamo di perdere proprio quella capacità critica che dovrebbe accompagnare qualsiasi percorso di consapevolezza.

La sincronicità può essere uno spunto di riflessione, non deve diventare un'ossessione.

Possiamo accogliere una coincidenza significativa senza essere costretti a costruirci sopra un'intera teoria.

Un esercizio con una sola carta

Possiamo sperimentare questo approccio attraverso un esercizio semplicissimo.

Al mattino prendiamo il nostro mazzo.

Mescoliamo lentamente.

Poi estraiamo una sola carta.

Non chiediamo:

«Che cosa mi succederà oggi?»

Proviamo invece a formulare la domanda:

«Su quale simbolo posso meditare oggi?»

Osserviamo quindi la carta.

Che cosa ci colpisce per primo?

Quale emozione provoca?

Quale elemento dell'immagine attira immediatamente lo sguardo?

A quale situazione della nostra vita ci fa pensare?

Poi lasciamo la carta sul tavolo oppure fotografiamola.

Alla sera torniamo a osservarla.

Potremmo domandarci:

«Questa immagine ha acquisito un significato particolare durante la mia giornata?»

A volte non troveremo nulla.

E va benissimo così.

Non dobbiamo forzare la sincronicità.

Altre volte, invece, una corrispondenza potrebbe sorprenderci.

Il Tarocco come incontro tra immagine e coscienza

Forse uno degli aspetti più belli dei Tarocchi è proprio questo.

Una carta è soltanto un'immagine finché qualcuno non la guarda.

Poi comincia il dialogo.

Il Sole può diventare gioia.

L'Eremita può diventare ricerca.

La Torre può diventare liberazione.

La Morte può diventare trasformazione.

Il Diavolo può diventare consapevolezza delle proprie catene.

La Luna può diventare un viaggio nelle profondità della propria interiorità.

Non perché dobbiamo necessariamente credere che le carte conoscano il nostro destino, ma perché il simbolo ci permette di pensare attraverso immagini.

Coincidenza o sincronicità?

Alla fine potremmo continuare a domandarci:

«È stata soltanto una coincidenza?»

Forse.

Ma possiamo aggiungere un'altra domanda:

«Questa coincidenza mi ha aiutato a comprendere qualcosa di me?»

Se la risposta è sì, allora quell'incontro tra noi e la carta ha già acquisito un valore personale.

Non abbiamo bisogno di trasformarlo in una profezia.

Possiamo semplicemente osservarlo.

Perché forse il punto più interessante dei Tarocchi non è sapere in anticipo che cosa farà il mondo.

È imparare a osservare con maggiore attenzione ciò che accade dentro di noi mentre guardiamo il mondo.

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