Tarocchi e Ombra: incontrare la parte di noi che preferiamo nascondere
Quando utilizziamo i Tarocchi come strumento di conoscenza personale, prima o poi incontriamo immagini che preferiremmo evitare.
Il Diavolo, la Luna, la Torre, la Morte: sono Arcani che possono suscitare inquietudine, paura o rifiuto. Eppure proprio queste carte possono diventare particolarmente interessanti quando decidiamo di utilizzare i Tarocchi non per predire il futuro, ma per osservare noi stessi.
Perché dentro di noi non esiste soltanto ciò che vogliamo mostrare.
Esiste anche ciò che nascondiamo.
Ed è qui che possiamo introdurre il concetto di Ombra.
Che cos'è l'Ombra?
Nella psicologia di Carl Gustav Jung, l'Ombra rappresenta quella dimensione della personalità che contiene caratteristiche, impulsi e aspetti di noi che l'Io non riconosce facilmente o preferisce rifiutare.
Quando pensiamo all'Ombra immaginiamo immediatamente qualcosa di negativo.
Non è necessariamente così.
Nell'Ombra possono esserci certamente rabbia, aggressività, gelosia, invidia, paura, desiderio di controllo e altri elementi che non amiamo riconoscere.
Ma possono esserci anche qualità positive che abbiamo represso: creatività, sensualità, ambizione, forza, indipendenza, desiderio di libertà.
L'Ombra è quindi soprattutto ciò che non vogliamo vedere di noi stessi.
E alcune immagini dei Tarocchi possono diventare strumenti straordinariamente efficaci per far emergere domande su questa parte nascosta.
Il Diavolo: le nostre catene
Tra tutti gli Arcani, probabilmente il Diavolo è quello che associamo più facilmente all'Ombra.
Ma non dobbiamo necessariamente interpretarlo come il male assoluto o come la presenza di un'entità maligna.
In una lettura introspettiva possiamo domandarci:
Quali sono le mie catene?
Dipendenze, ossessioni, desideri incontrollati, bisogno di possesso, gelosia, denaro, sesso, potere, relazioni tossiche, bisogno di approvazione.
Il Diavolo può portarci anche davanti a una domanda ancora più scomoda:
Da quale catena dico di volermi liberare, mentre una parte di me continua a desiderarla?
Perché non sempre siamo prigionieri contro la nostra volontà.
Talvolta collaboriamo inconsapevolmente alla costruzione della nostra stessa prigione.
Il Diavolo può allora diventare lo specchio dei desideri che non vogliamo confessare nemmeno a noi stessi.
La Luna: ciò che non riusciamo a comprendere
Se il Diavolo ci mette davanti alle nostre catene, la Luna ci conduce in un territorio ancora più ambiguo.
È la notte.
E nella notte le forme diventano meno definite.
La Luna può rappresentare paure, fantasie, illusioni, immaginazione, intuizione, sogni e tutto ciò che emerge dalle profondità della psiche.
Davanti alla Luna possiamo domandarci:
Quali paure sto alimentando con la mia immaginazione?
Oppure:
Che cosa sento senza riuscire ancora a comprenderlo razionalmente?
Non tutto ciò che esiste dentro di noi può essere immediatamente spiegato.
La Luna ci invita a tollerare per qualche momento l'incertezza.
Non dobbiamo necessariamente avere subito una risposta.
Possiamo attraversare simbolicamente la notte.
La Torre: quando crolla la maschera
Costruiamo continuamente strutture.
Idee.
Identità.
Convinzioni.
Ruoli.
Diciamo: «Io sono fatto così».
Poi arriva simbolicamente la Torre.
E qualcosa crolla.
La Torre può essere interpretata come una carta terribile se cerchiamo disperatamente stabilità. Ma dal punto di vista della crescita personale possiamo porci una domanda diversa:
Che cosa ho costruito nella mia vita che non mi rappresenta più?
Potrebbe essere una convinzione ricevuta dalla famiglia.
Una posizione religiosa.
Un'ideologia.
Un rapporto.
Un'immagine sociale.
Persino l'idea che abbiamo di noi stessi.
La Torre diventa allora l'Arcano della demolizione delle false certezze.
E il crollo non è necessariamente la fine.
A volte bisogna abbattere qualcosa per poter costruire diversamente.
La Morte: lasciare morire ciò che non siamo più
La carta della Morte è probabilmente una delle immagini più fraintese dell'intero mazzo.
In un percorso di crescita personale non abbiamo bisogno di interpretarla letteralmente.
Possiamo invece considerarla come uno dei grandi simboli della trasformazione.
Qualcosa deve finire.
Un comportamento.
Una convinzione.
Una relazione con il nostro passato.
Un'identità che abbiamo superato.
La domanda della Morte potrebbe essere:
Che cosa continuo a trascinare nella mia vita anche se appartiene ormai al passato?
Lasciare andare può fare paura perché persino ciò che ci fa soffrire può diventare familiare.
La Morte simbolica ci ricorda che trasformarsi significa inevitabilmente perdere qualcosa.
Non possiamo diventare qualcosa di nuovo continuando a conservare tutto ciò che eravamo.
L'Ombra non deve essere distrutta
Qui troviamo un punto fondamentale.
L'obiettivo del lavoro sull'Ombra non dovrebbe essere quello di diventare persone completamente "luminose", eliminando qualsiasi elemento oscuro.
Sarebbe probabilmente un'altra illusione.
L'Ombra deve innanzitutto essere riconosciuta.
Se provo rabbia, posso riconoscerla senza necessariamente trasformarla in violenza.
Se provo gelosia, posso osservarla senza permetterle di controllare le mie azioni.
Se desidero potere, posso domandarmi perché.
Se provo paura, posso ascoltarla.
La consapevolezza crea uno spazio tra ciò che proviamo e ciò che decidiamo di fare.
Una stesa per incontrare la propria Ombra
Possiamo utilizzare anche una semplice stesa di tre carte.
La prima carta risponde simbolicamente alla domanda:
Che cosa sto evitando di vedere?
La seconda:
Come influenza attualmente la mia vita?
La terza:
Come posso lavorare consapevolmente su questo aspetto?
Non dobbiamo considerare le carte come sentenze.
Osserviamole invece come stimoli.
Guardiamo i personaggi, i colori, gli oggetti, le direzioni degli sguardi e soprattutto le emozioni che le immagini provocano.
Potrebbe essere utile scrivere tutto su un quaderno.
Una frase.
Una parola.
Un ricordo.
Una sensazione.
A volte il significato personale di una carta emerge lentamente.
Dal buio alla consapevolezza
L'Ombra non è necessariamente il nostro nemico.
Il vero problema può nascere quando fingiamo che non esista.
I Tarocchi possiedono immagini luminose e immagini oscure proprio come l'esperienza umana comprende gioia e dolore, sicurezza e paura, amore e conflitto, costruzione e distruzione.
Il Sole ha bisogno della notte per essere riconosciuto come Sole.
La Stella appare nel cielo oscuro.
La Torre distrugge.
La Morte trasforma.
La Luna ci accompagna nell'incertezza.
Il Diavolo ci mostra le nostre catene.
Nessuno di questi Arcani deve necessariamente essere considerato un presagio.
Possiamo considerarli piuttosto porte simboliche.
Porte che conducono verso zone della nostra interiorità nelle quali normalmente preferiamo non entrare.
Ma la crescita personale non consiste soltanto nel cercare la luce.
Consiste anche nell'avere il coraggio di accendere una lampada quando incontriamo il buio.
Per questo, davanti a un Arcano che ci inquieta, potremmo smettere di domandare:
«Che cosa di brutto sta per accadere?»
e iniziare a domandarci:
«Che cosa di me questa immagine mi sta aiutando a guardare?»
Forse è proprio lì che comincia il lavoro più interessante con i Tarocchi.
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