Quando una carta continua a tornare

Pubblicato il 7 ottobre 2026 alle ore 06:02

Quando una carta continua a tornare: il significato delle ripetizioni nei Tarocchi

A chi utilizza frequentemente i Tarocchi può capitare un'esperienza particolare: una carta continua a tornare.

Mescoliamo il mazzo e compare l'Eremita.

Qualche giorno dopo facciamo un'altra stesa e compare nuovamente l'Eremita.

Passa del tempo, cambiamo domanda, magari utilizziamo persino una disposizione differente delle carte, e lui è ancora lì.

A questo punto nasce spontanea una domanda:

Perché proprio questa carta continua a presentarsi?

Possiamo parlare di semplice probabilità. Possiamo pensare al caso. Possiamo chiamare in causa la sincronicità. Ma, se utilizziamo i Tarocchi come strumento di crescita personale, esiste un'altra possibilità molto interessante: smettere per un momento di domandarci perché la carta sia uscita e iniziare a chiederci perché quella carta ci colpisca così tanto.

Prima di tutto: una ripetizione può essere semplicemente casuale

Bisogna partire da un principio fondamentale.

I Tarocchi sono carte e, quando vengono mescolate ed estratte, le ripetizioni sono perfettamente possibili.

Una carta che compare diverse volte non costituisce automaticamente la dimostrazione dell'esistenza di un messaggio soprannaturale.

Questo, però, non significa che dobbiamo necessariamente ignorarla.

Possiamo attribuire alla ripetizione un valore meditativo.

Se una determinata immagine continua ad accompagnarci e ogni volta provoca in noi una reazione, possiamo utilizzarla per approfondire un tema della nostra vita.

La domanda diventa allora:

«Che cosa rappresenta per me questa carta in questo momento?»

Quando una carta ritorna, fermiamoci

Uno degli errori che possiamo commettere è continuare a estrarre carte senza soffermarci veramente su quelle già uscite.

Facciamo una stesa.

Non siamo soddisfatti.

Mescoliamo nuovamente.

Facciamo un'altra domanda.

Poi un'altra ancora.

Alla fine abbiamo davanti quindici carte e forse abbiamo perso il senso della prima.

Quando invece una carta continua a ripresentarsi, può essere utile fare esattamente il contrario:

fermarsi.

Non estrarre altre dieci carte per "chiarirla".

Mettiamola davanti a noi e osserviamola.

Forse abbiamo già materiale sufficiente per lavorare.

L'Eremita continua a tornare

Immaginiamo che per diverse stese continui a comparire l'Eremita.

Potremmo limitarci a consultare il manuale:

solitudine, introspezione, saggezza, ricerca interiore, prudenza.

Ma possiamo andare oltre.

Chiediamoci:

Sto dedicando abbastanza tempo a me stesso?

Oppure, al contrario:

Mi sto isolando troppo?

Questa seconda domanda è importante perché nessuna carta possiede un solo significato.

L'Eremita può rappresentare il bisogno salutare di ritirarsi dal rumore del mondo per ascoltarsi, ma può anche farci riflettere sull'isolamento e sulla difficoltà di aprirci agli altri.

La carta ricorrente diventa così un tema di meditazione.

E se continua a uscire il Diavolo?

Qui la situazione diventa ancora più interessante.

Immaginiamo di incontrare ripetutamente il Diavolo.

La prima reazione potrebbe essere la paura.

Ma non abbiamo bisogno di pensare immediatamente che qualcosa di terribile stia per accadere.

Possiamo domandarci:

Quali sono le mie catene?

Che cosa mi domina?

Il denaro?

Il sesso?

Una dipendenza?

La gelosia?

Il bisogno di controllo?

Una relazione?

Il desiderio di essere continuamente approvato dagli altri?

Oppure il Diavolo potrebbe semplicemente portarci a riflettere sul nostro rapporto con il desiderio, il piacere, la materia e gli istinti.

Più la carta ci disturba, più può essere interessante capire perché ci disturba.

La Torre che ritorna

Anche una Torre ricorrente può impressionare.

Ma invece di domandarci:

«Che cosa sta per crollare?»

possiamo modificare completamente la domanda:

«Che cosa nella mia vita avrebbe bisogno di essere messo in discussione?»

Forse una vecchia convinzione.

Forse un ruolo che continuiamo a interpretare.

Forse un'immagine di noi stessi che non ci appartiene più.

La Torre non deve necessariamente annunciare un evento esterno.

Può diventare il simbolo attraverso il quale riflettiamo sulle nostre strutture interiori.

Anche le carte luminose possono essere insistenti

Naturalmente non ritornano soltanto Diavolo, Torre o Morte.

Potrebbe continuare ad apparire il Sole.

E allora potremmo domandarci:

Quanto spazio concedo alla gioia?

Riesco a mostrarmi per ciò che sono?

Sono capace di ricevere affetto oltre che di darlo?

Potrebbe tornare continuamente la Stella.

Allora potremmo riflettere sulla speranza, sulla fiducia, sulla capacità di continuare un percorso dopo una difficoltà.

Oppure potrebbe ripresentarsi il Matto.

Forse vale la pena meditare sulla libertà, sull'indipendenza, sul bisogno di partire, ma anche sull'impulsività e sull'incapacità di mettere radici.

Persino le carte che consideriamo positive possiedono aspetti sui quali lavorare.

Attenzione a non vedere conferme dappertutto

Quando una carta comincia a interessarci particolarmente può verificarsi un fenomeno molto umano: iniziamo a notarla più facilmente.

La riconosciamo immediatamente.

La ricordiamo.

Le attribuiamo maggiore importanza rispetto alle altre carte estratte.

Per questo è utile mantenere anche un certo spirito critico.

Possiamo tenere un diario delle stese.

Scriviamo la data, la domanda, le carte estratte e qualche riflessione.

Dopo alcune settimane possiamo controllare realmente quali carte si sono ripetute.

Potremmo scoprire che una carta che ci sembrava onnipresente è comparsa tre volte, mentre un'altra che non avevamo quasi notato è comparsa cinque.

Il diario ci aiuta a distinguere ciò che ricordiamo da ciò che è effettivamente accaduto.

Non chiedere cento volte la stessa cosa

C'è poi un altro aspetto importante.

Se continuiamo a porre la stessa domanda dieci volte nella stessa giornata, prima o poi alcune carte inevitabilmente si ripeteranno.

Ma soprattutto rischiamo di utilizzare i Tarocchi non più come strumento di riflessione, bensì come strumento per cercare compulsivamente la risposta che desideriamo.

Se una risposta non ci piace e continuiamo a mescolare finché non compare la carta che volevamo, non stiamo più ascoltando il simbolo.

Stiamo cercando una conferma.

Per questo, dopo una stesa significativa, può essere utile chiudere il mazzo e vivere.

La riflessione ha bisogno anche di tempo.

Trasformiamo la carta ricorrente in una meditazione

Se una carta continua realmente a tornare nel corso dei giorni o delle settimane, possiamo fare un piccolo esercizio.

Prendiamo quella carta dal mazzo e mettiamola davanti a noi.

Osserviamola per alcuni minuti.

Poi scriviamo su un quaderno:

Che cosa provo guardandola?

Quale particolare dell'immagine mi colpisce maggiormente?

Quale situazione della mia vita associo spontaneamente a questa carta?

Quale suo significato mi piace?

Quale significato invece rifiuto?

E soprattutto:

Che cosa potrebbe insegnarmi questo simbolo su me stesso?

Non dobbiamo trovare necessariamente una risposta definitiva.

La meditazione può continuare per giorni.

La carta può cambiare significato mentre cambiamo noi

C'è infine un elemento ancora più affascinante.

La stessa carta può accompagnarci in momenti differenti assumendo significati differenti.

L'Appeso, per esempio, in un determinato periodo potrebbe rappresentare la sensazione di essere bloccati.

Successivamente potrebbe diventare la necessità di fermarsi.

Più avanti ancora potrebbe rappresentare il sacrificio volontario, il cambiamento di prospettiva o la capacità di osservare il mondo da un punto di vista completamente diverso.

La carta è rimasta la stessa.

Noi siamo cambiati.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del linguaggio simbolico.

Forse la domanda non è: «Perché ritorna?»

Quando una carta continua a presentarsi, quindi, non abbiamo necessariamente bisogno di stabilire se dietro quella ripetizione ci sia il caso, la probabilità, la sincronicità o qualcosa di misterioso.

Possiamo lasciare aperta la questione.

C'è però una domanda sulla quale possiamo lavorare concretamente:

«Perché questa carta è diventata così importante per me proprio adesso?»

Forse ci irrita.

Forse ci affascina.

Forse ci spaventa.

Forse sembra descrivere perfettamente una fase della nostra esistenza.

Qualunque sia la ragione, possiamo fermarci e ascoltare ciò che quell'immagine fa emergere dentro di noi.

Perché una carta ricorrente non deve necessariamente essere considerata una profezia.

Può diventare qualcosa di molto più utile:

un simbolo sul quale continuare a meditare finché avremo ancora qualcosa da scoprire di noi stessi.

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