ππ I TAROCCHI SONO UNO STRUMENTO DEL DIAVOLO?
Superstizione, arte, gioco e conoscenza di sé
Ancora oggi, quando si parla di Tarocchi, può capitare di sentire affermazioni come:
“Non toccare quelle carte.”
“Portano energie negative.”
“Sono uno strumento del Diavolo.”
“Con quelle cose non si scherza.”
Sono convinzioni che hanno attraversato generazioni e che, in alcuni ambienti, continuano a essere ripetute.
Ma quanto c'è di vero?
Per comprenderlo dobbiamo innanzitutto liberarci per un momento dalla paura e osservare i Tarocchi per quello che materialmente sono:
carte illustrate.
Carta.
Inchiostro.
Colori.
Numeri.
Personaggi.
Simboli.
Immagini.
Il significato nasce soprattutto dall'uso che decidiamo di farne.
π°οΈ IL PESO DELLA SUPERSTIZIONE
Per secoli l'essere umano ha attribuito significati inquietanti a ciò che non comprendeva.
L'ignoto genera facilmente paura.
E quando qualcosa viene associato al mistero, alla magia o all'occulto, è facile trasformarlo in qualcosa di pericoloso.
I Tarocchi hanno finito così per essere circondati da moltissime leggende.
π Il Diavolo.
π La Morte.
πΌ La Torre.
π La Luna.
Basta osservare alcune di queste immagini senza conoscerne il linguaggio simbolico per comprenderne il motivo.
Una persona vede la carta della Morte e pensa immediatamente:
“Morirà qualcuno.”
Vede il Diavolo e pensa:
“Queste carte sono sataniche.”
Vede la Torre e immagina una disgrazia.
Ma studiare seriamente il simbolismo significa andare oltre questa lettura superficiale.
π LA MORTE NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE MORTE FISICA
Prendiamo proprio l'Arcano XIII.
La Morte.
È certamente un'immagine potente.
Ma nel linguaggio simbolico può diventare soprattutto rappresentazione di:
π conclusione;
π trasformazione;
βοΈ distacco;
π± rinnovamento;
πͺ passaggio da una fase all'altra.
Qualcosa finisce perché qualcosa possa cambiare.
Non abbiamo bisogno di immaginare interventi demoniaci.
Abbiamo davanti uno dei più antichi temi dell'esistenza umana:
la trasformazione.
π E IL DIAVOLO?
Naturalmente qualcuno potrebbe obiettare:
“Ma nel mazzo esiste proprio una carta chiamata Il Diavolo!”
È vero.
Ma rappresentare simbolicamente qualcosa non significa adorarla.
Il Diavolo può diventare una straordinaria immagine attraverso la quale riflettere su:
βοΈ dipendenze;
π₯ desideri;
β€οΈπ₯ sessualità;
π° attaccamento alla materia;
π sete di potere;
π§² tentazione;
π parti nascoste della personalità.
Anzi, paradossalmente, il Diavolo può diventare proprio la carta che ci invita a riconoscere le nostre catene per provare a liberarcene.
Rappresentare l'ombra non significa necessariamente servirla.
π¨ I TAROCCHI SONO ARTE IN MINIATURA
Esiste poi un aspetto che qualche volta dimentichiamo completamente.
I Tarocchi sono anche arte.
Prendiamo un mazzo e osserviamolo senza fare nessuna stesa.
Guardiamo soltanto le immagini.
π¨ Colori.
π Personaggi.
ποΈ Architetture.
πΏ Piante.
π Animali.
βοΈ Sole.
π Luna.
β Stelle.
βοΈ Armi.
π Coppe.
πͺ Denari.
Ogni carta è una piccola composizione.
Per questo mi piace pensare ai Tarocchi come a una sorta di arte in miniatura.
Ogni Arcano racchiude una scena all'interno di pochi centimetri di carta.
E alcuni mazzi sono autentiche opere artistiche.
Possiamo collezionarli senza utilizzarli per alcuna lettura.
Possiamo studiarne l'iconografia.
Possiamo confrontare il modo in cui artisti differenti hanno rappresentato la stessa figura.
Tre mazzi possono mostrarci tre Diavoli completamente diversi.
Tre Soli differenti.
Tre Eremiti.
Tre Papesse.
Ed è già affascinante così.
π΄ I TAROCCHI SONO STATI ANCHE UN GIOCO
Un altro elemento spesso dimenticato è la dimensione ludica.
I Tarocchi hanno una storia legata anche ai giochi di carte.
Questo fatto da solo dovrebbe farci riflettere su quanto l'immaginario popolare abbia successivamente ricoperto queste carte di mistero.
Prima di immaginare automaticamente tavoli oscuri, candele e inquietanti predizioni, dovremmo ricordare che le carte possono essere anche oggetti destinati al gioco.
π΄ Una carta non possiede automaticamente un'intenzione malvagia.
È l'essere umano a utilizzarla in un determinato contesto.
π§ I TAROCCHI COME STRUMENTO PER CONOSCERE SE STESSI
Arriviamo all'utilizzo che personalmente considero tra i più interessanti:
la conoscenza di sé.
Non ho bisogno di domandare:
“Che cosa mi succederà domani?”
Posso prendere una carta e chiedermi:
“Che cosa mi fa pensare questa immagine?”
Supponiamo che estragga l'Eremita. π―οΈ
Potrei domandarmi:
“Ho bisogno di maggiore solitudine?”
“Mi sto invece isolando troppo?”
“Che cosa sto cercando?”
“Quale esperienza ho maturato?”
“Quale luce sto seguendo?”
Il Tarocco diventa così uno specchio simbolico.
Non necessariamente perché contenga magicamente tutte le risposte.
Ma perché l'immagine genera domande.
πͺ IL TAROCCO COME SPECCHIO
Ed è questa una delle metafore che preferisco.
Il Tarocco può essere uno specchio.
Uno specchio non crea il nostro volto.
Ce lo mostra.
Allo stesso modo una carta può portarci a osservare qualcosa che era già dentro di noi.
Prendiamo gli Amanti. β€οΈ
Potremmo riflettere sul nostro modo di amare.
Sulla libertà nelle relazioni.
Sulle scelte.
Sul desiderio.
Sulla responsabilità.
Prendiamo il Quattro di Denari. πͺ
Potremmo riflettere sul rapporto con il denaro.
Sulla sicurezza.
Sull'accumulo.
Sulla paura di perdere.
Prendiamo la Forza. π¦
Potremmo domandarci come gestiamo rabbia, desiderio e istinto.
Dov'è il Diavolo in tutto questo?
Ci siamo semplicemente fermati davanti a un'immagine e abbiamo cominciato a pensare.
β οΈ IL PROBLEMA PUÒ ESSERE L'USO, NON L'OGGETTO
Naturalmente anche i Tarocchi possono essere utilizzati male.
Possono diventare strumenti attraverso i quali qualcuno manipola persone fragili.
Possono alimentare superstizioni.
Possono generare dipendenza se una persona non riesce più a prendere una decisione senza consultare continuamente le carte.
Possono persino diventare un mezzo per spillare denaro attraverso paure e promesse.
Ma questo non dimostra che le carte siano malvagie.
Dimostra semplicemente che uno strumento può essere utilizzato male.
Un libro può educare oppure diffondere menzogne.
Una parola può confortare oppure ferire.
Il denaro può aiutare qualcuno oppure diventare oggetto di avidità.
Lo strumento e il suo utilizzo non sono la stessa cosa.
π―οΈ CREDERE O NON CREDERE ALLA DIMENSIONE SPIRITUALE
Naturalmente ognuno rimane libero di attribuire ai Tarocchi anche un significato spirituale.
Qualcuno li considera semplicemente immagini.
Qualcuno parla di archetipi.
Qualcuno di sincronicità.
Qualcuno crede nell'esistenza di energie o forze spirituali.
Qualcun altro non crede assolutamente a nulla di tutto questo e li utilizza soltanto come strumento creativo o meditativo.
Queste sono convinzioni personali.
Ma una cosa dovrebbe essere chiara:
possedere o studiare un mazzo di Tarocchi non significa automaticamente praticare un culto del Diavolo.
Sono due affermazioni completamente differenti.
π STUDIARE PRIMA DI GIUDICARE
Forse il problema più grande nasce quando giudichiamo qualcosa prima di conoscerla.
“Il Diavolo!”
“La Morte!”
“Carte maledette!”
Fermiamoci.
Apriamo un libro sulla storia dei Tarocchi.
Studiamo l'iconografia.
Confrontiamo i mazzi.
Osserviamo come sono cambiate le immagini attraverso i secoli.
Impariamo il significato dei numeri.
Studiamo i quattro semi.
Analizziamo il simbolismo.
Poi possiamo decidere liberamente se i Tarocchi ci interessano oppure no.
Ma almeno avremo sostituito la paura con la conoscenza.
β¨ DALLA SUPERSTIZIONE ALLA CONOSCENZA
I Tarocchi non devono necessariamente essere considerati misteriosi strumenti attraverso i quali qualche forza maligna entra nella nostra vita.
Possiamo considerarli per ciò che sono stati e per ciò che possono diventare:
π¨ arte in miniatura;
π΄ carte da gioco;
π oggetti storici e culturali;
π§ strumenti di riflessione;
πͺ specchi simbolici attraverso i quali osservare noi stessi;
π―οΈ e, per chi sceglie una lettura spirituale, anche strumenti di meditazione personale.
Possiamo prendere il Diavolo e meditare sulle nostre catene.
La Morte e riflettere su ciò che dobbiamo lasciare andare.
La Torre e domandarci quali strutture della nostra vita devono cambiare.
Il Sole e riflettere sull'amore.
La Luna e osservare paure, sogni e inconscio.
L'Eremita e cercare il valore del silenzio.
Non dobbiamo avere paura delle immagini.
Dobbiamo imparare a leggerle.
Perché molto spesso la superstizione nasce proprio dove manca la conoscenza.
E allora, davanti alla domanda:
“I Tarocchi sono uno strumento del Diavolo?”
la mia risposta è semplice:
no.
Sono carte.
Sono simboli.
Sono storia.
Sono gioco.
Sono immagini.
Sono arte in miniatura.
E possono diventare anche uno straordinario invito a fare qualcosa che forse è molto più difficile di prevedere il futuro:
πͺ guardare dentro noi stessi e provare a conoscerci un po' meglio. πβ¨
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