Medium o Sensitivo?

Pubblicato il 4 ottobre 2026 alle ore 17:22

๐Ÿ”ฎ Per leggere i Tarocchi devo essere necessariamente un medium o un sensitivo?

Una delle domande che vengono poste più spesso da chi si avvicina per la prima volta ai Tarocchi è questa:

«Per leggere le carte devo essere un medium? Devo possedere capacità sensitive o qualche dono particolare?»

La mia risposta è molto semplice: no. Assolutamente no. ๐Ÿƒโœจ

Non è necessario essere medium, sensitivi, chiaroveggenti o possedere presunti poteri paranormali per studiare, utilizzare e interpretare i Tarocchi.

๐Ÿƒ I Tarocchi sono prima di tutto un linguaggio simbolico

Un mazzo di Tarocchi è composto da immagini, numeri, colori, personaggi, gesti e simboli.

Quando osserviamo l'Eremita, per esempio, possiamo riflettere sulla solitudine, sulla ricerca interiore, sulla prudenza e sulla necessità di fare luce dentro noi stessi.

Quando incontriamo la Torre, possiamo pensare alla crisi, alla caduta delle nostre vecchie costruzioni, alla rottura di convinzioni che sembravano incrollabili.

Davanti agli Amanti, invece, possiamo interrogarci sulla scelta, sulle relazioni, sul desiderio e sulle conseguenze delle nostre decisioni.

Per compiere questo lavoro non occorre essere medium. Occorre soprattutto studiare, osservare e riflettere. ๐Ÿ“š

๐Ÿง  Studio e intuizione possono lavorare insieme

Naturalmente l'intuizione ha un ruolo importante.

Ma attenzione: intuizione non significa necessariamente sensitività.

L'intuizione può essere semplicemente la capacità di osservare un'immagine e cogliere collegamenti che inizialmente non avevamo considerato. È quella scintilla che ci permette di mettere in relazione il simbolo presente sulla carta con una determinata situazione della nostra vita.

Più conosciamo i Tarocchi, più il nostro vocabolario simbolico diventa ricco.

È un po' come imparare una lingua. All'inizio conosciamo poche parole e dobbiamo continuamente consultare libri e manuali. Con il tempo iniziamo a riconoscere immediatamente determinati simboli e a costruire collegamenti sempre più complessi.

๐Ÿ”ฎ Questa competenza si può allenare.

๐Ÿ“š Prima del "dono" viene lo studio

Personalmente diffido dell'idea secondo cui per utilizzare i Tarocchi sarebbe necessario possedere qualche misterioso "dono".

Un principiante che studia seriamente simbologia, storia, iconografia e differenti metodi interpretativi può sviluppare una conoscenza dei Tarocchi molto più profonda di qualcuno che si limita a dichiararsi sensitivo.

Non bisogna quindi sentirsi inferiori perché non si vedono spiriti, non si hanno visioni e non si percepiscono misteriose energie.

Non serve.

Studiate le carte.
Osservatele.
Confrontate interpretazioni differenti.
Meditate sulle immagini.
Create associazioni.
Tenete un diario delle vostre stese.

È così che si costruisce progressivamente una relazione personale con il proprio mazzo. ๐Ÿ•ฏ๏ธ

๐ŸŒ™ Il Tarocco come specchio

Esiste poi un modo di utilizzare i Tarocchi che personalmente considero particolarmente interessante: considerarli uno specchio simbolico della nostra interiorità.

In questo caso la domanda non sarà necessariamente:

«Che cosa mi succederà domani?»

Potrebbe diventare:

«Che cosa sto trascurando?»

Oppure:

«Quale aspetto di questa situazione non riesco a vedere?»

O ancora:

«Su quale parte di me dovrei meditare?»

A quel punto il Tarocco non deve necessariamente "predire" qualcosa. Può aiutarci a formulare nuove domande.

Ed è proprio qui che, secondo me, le carte diventano particolarmente interessanti. ๐Ÿง โœจ

โš ๏ธ Non trasformiamo i Tarocchi in superstizione

Dire che soltanto un sensitivo possa leggere i Tarocchi rischia inoltre di trasformare uno straordinario patrimonio simbolico e artistico in qualcosa di esclusivamente superstizioso.

I Tarocchi possono essere studiati sotto moltissimi punti di vista: storico, artistico, simbolico, esoterico, filosofico, culturale e introspettivo.

Non dobbiamo necessariamente credere nel paranormale per trovare valore in queste immagini.

Possiamo perfino essere scettici nei confronti della divinazione e, nello stesso tempo, dedicare anni allo studio dei Tarocchi.

Le due cose non sono affatto incompatibili.

๐Ÿ”ฅ Il vero "dono"? Imparare a osservare

Se proprio vogliamo parlare di un dono, allora preferisco parlare della capacità di osservare.

Osservare una carta senza fermarsi alla prima impressione.

Osservare noi stessi.

Osservare le nostre reazioni davanti a un simbolo.

Fare domande.

Studiare.

Dubitarne.

Cambiare interpretazione quando necessario.

Il Tarocco non dovrebbe renderci dipendenti da qualcuno che sostiene di possedere poteri speciali. Al contrario, può diventare uno strumento attraverso il quale impariamo progressivamente a pensare, interpretare e conoscere meglio noi stessi.

โœจ Non chiederti quindi: «Sono abbastanza sensitivo per leggere i Tarocchi?»

Chiediti piuttosto:

«Sono disposto a studiare, osservare, esercitare la mia intuizione e confrontarmi sinceramente con ciò che queste immagini fanno emergere dentro di me?»

Se la risposta è sì, hai già tutto ciò che serve per cominciare. ๐Ÿ”ฎ๐Ÿƒ